Insomma, ci dice di tenere duro e che ci capirebbe se volessimo andarcene anticipatamente.
Nel mentre arriva la polizia, che non sale ma ci consiglia di scendere per parlare: ci dicono di lasciar perdere denunce o altro, perché “è vero sono aggressivi, è vero che vi hanno minacciati, ma ricordatevi che vi abitano accanto e se li fate incazzare è peggio, perché potrebbero fare ancora di più”. Bel consiglio.
La polizia ci dà una pacca sulla spalla e se ne va dicendo che comunque se vogliamo rischiarcela, abbiamo 90 giorni per metterci contro i buzzurri.
Il giorno dopo, mentre il buzzurro è al lavoro, arrivano i genitori della Buzzurra a consolarla dopo l’incresciosa nottata e visto che attraverso il muro si sente tutto, e lei non sa cosa sia la privacy, la sento che racconta ai suoi genitori che noi siamo andati a bussargli in piena notte gridandogli contro che ci avevano rotto i coglioni e che eravamo brutti e cattivi. Io sconvolta mi pianto sul pianerottolo ad aspettare che escano e appena li vedo gli racconto anche la mia versione.
Ora, i genitori sarebbero una storia a parte: lui un uomo normale, distinto, carino, ex militare e che si esprime in un italiano tranquillo. Lei, capelli viola, bassa e lampadata, con leggings con i brillantini e piumino catarifrangente. Ora capisco da chi ha preso la figlia.
La madre subito mi aggredisce insieme alla figlia urlandomi che stavano giusto andando a denunciarmi per violazione della privacy, mentre il padre le tiene ferme per non farmi menare, scusandosi per entrambe.
Al che la Buzzurra mi urla: “Vojo vede’ se quanno nasce mi fijo t’azzardi a venimme a bussa’ di nuovo se piagne”.
First reaction, shock!
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