L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

I Buzzurri – Parte 5: Il lieto evento

Eravamo rimasti a noi che chiamiamo la polizia dopo che il buzzurro aveva minacciato di ammazzarci con un’accetta (e visto il tipo non era detto che non ne avesse una).

Insomma, mentre arriva la polizia telefoniamo anche al proprietario di casa (che è lo stesso loro) e gli raccontiamo cosa è successo. Lui sconsolato ci dice che non si stupisce per niente, visto che gli hanno già dato parecchi guai.

Alla firma del contratto l’agenzia aveva proposto ai Buzzurri di pagare le spese di agenzia (una mensilità) in nero e loro avevano accettato, solo che appena firmato il contratto il Buzzurro ha cominciato a urlare e scapocciare e a minacciare di morte e botte tutti e di distruggere l’agenzia e rifiutandosi ovviamente di pagare. Pur di essere lasciati in pace li hanno mandati via senza prendere un centesimo, e vabbè.

Poi ci ha raccontato che avendo spesso problemi di umidità (succede anche nel nostro appartamento), il proprietario gli ha mandato un suo collaboratore di fiducia per risistemare e imbiancare i muri, e pare che anche lui sia stato insultato e trattato a pesci in faccia, tanto che ormai il proprietario evitava di rispondere a qualunque loro chiamata, che erano lamentele continue.

Insomma, ci dice di tenere duro e che ci capirebbe se volessimo andarcene anticipatamente.

Nel mentre arriva la polizia, che non sale ma ci consiglia di scendere per parlare: ci dicono di lasciar perdere denunce o altro, perché “è vero sono aggressivi, è vero che vi hanno minacciati, ma ricordatevi che vi abitano accanto e se li fate incazzare è peggio, perché potrebbero fare ancora di più”. Bel consiglio.

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La polizia ci dà una pacca sulla spalla e se ne va dicendo che comunque se vogliamo rischiarcela, abbiamo 90 giorni per metterci contro i buzzurri.

Il giorno dopo, mentre il buzzurro è al lavoro, arrivano i genitori della Buzzurra a consolarla dopo l’incresciosa nottata e visto che attraverso il muro si sente tutto, e lei non sa cosa sia la privacy, la sento che racconta ai suoi genitori che noi siamo andati a bussargli in piena notte gridandogli contro che ci avevano rotto i coglioni e che eravamo brutti e cattivi. Io sconvolta mi pianto sul pianerottolo ad aspettare che escano e appena li vedo gli racconto anche la mia versione.

Ora, i genitori sarebbero una storia a parte: lui un uomo normale, distinto, carino, ex militare e che si esprime in un italiano tranquillo. Lei, capelli viola, bassa e lampadata, con leggings con i brillantini e piumino catarifrangente. Ora capisco da chi ha preso la figlia.
La madre subito mi aggredisce insieme alla figlia urlandomi che stavano giusto andando a denunciarmi per violazione della privacy, mentre il padre le tiene ferme per non farmi menare, scusandosi per entrambe.
Al che la Buzzurra mi urla: “Vojo vede’ se quanno nasce mi fijo t’azzardi a venimme a bussa’ di nuovo se piagne”.

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First reaction, shock!

Essendo lei uno scricciolo isterico e vestita sempre di nero e di cose larghe da capo a piedi, nonostante fosse all’ottavo mese, non me ne ero minimamente accorta. Mi passa davanti agli occhi tutta la vita. Un neonato come vicino di casa era la prospettiva peggiore che potessi figurarmi, con pianti notte e giorno, urla, canzoncine e un buzzurro senza sonno è un buzzurro ancora più rompicazzo di giorno, quindi il panico.

Comunque tornando a noi, la polizia ovviamente gli ride in faccia, dicendogli che se io in casa mia accendo un registratore e lei parla così forte, che la sua voce viene registrata, non può farci niente se non darsi una calmata. E così da quel momento torna relativamente la pace. Il mio fidanzato, non so come, riesce da uomo a uomo a parlare con il padre della buzzurra e a farlo ragionare con moglie e figlia.

Nei giorni immediatamente successivi, se il buzzurro partiva con “ao'” o altri cori da stadio, si sentiva subito un coro di “shhhhh” e io non potevo essere più felice.

Passa un mesetto ed arriva il lieto evento, un bel maschietto che piange dalla mattina alla sera, ma per fortuna devo dire che di giorno non dava particolarmente fastidio, e di notte lo tenevano in una stanza molto lontana dal nostro muro e quindi devo ammettere che non si sentiva davvero nulla.

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Quei primi mesi primaverili ed estivi sono passati in tranquillità anche se, lavorando in smartworking, mi sorbivo h24 il buzzurro che cantava canzoncine al pargolo storpiandone le parole e stonato come una campana.

Il repertorio era composto soprattutto da “45 gatti in fila per 8 con resto di 3”, “nella vecchia fattoria ci batteva tu zia” e altre perle degne di Sanremo.

Ma c’erano anche momenti in cui al povero pargolo di neanche 3 mesi dicevano: “Se nun smetti de piagne t’appicico ar muro” e altre frasi simili. In pochissimo tempo hanno cominciato a litigare tutti i giorni per tutto il giorno, immagino per lo stress. Lei si sentiva trascurata e lui la accusava di farlo cornuto (non so in che momento visto che lei stava sempre a casa), quando poi era lui a stare sempre di notte nascosto in giardino al telefono con chissà chi.

Insomma, sono passati dalle notti a giocare a carte, alle giornate a dirsene di tutti i colori litigandosi la casa se uno dei due fosse riuscito a cacciare l’altra di casa. Tra l’altro il loro affitto lo pagava la madre della buzzurra, quindi tecnicamente avrebbe dovuto rimanere lei, ma vabbè.
Ci avviciniamo alla conclusione, che però inaspettatamente non sarà quella che tutti questi litigi lasciano presagire.

Leggi l’Episodio Pilota
Parte 1: La partita a Uno
Parte 2: Jessica e Ivano
Parte 3: Natale
Parte 4: Le minacce

  1. Davide

    Sto aspettando la fatidica conclusione Vi prego non mi lasciate in questa tremenda attesa 🙏😁

  2. C

    Si ok ma io voglio sapere come finisce la storia

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