Il mio vicino è infame, ma non è uno: è trino. Padre, madre e figlia (ormai, credo, diciottenne) che io chiamo Vitalesta, perché l’educazione entra loro più in (quel posto) che in testa.
Quattro anni fa mi sono trasferita dove vivo. Come dico sempre, a me è toccato il pianerottolo dei “sociopatici”, quelli che non solo disturbano negli orari deputati al riposo ma, sapendo che risultano molesti, raddoppiano i rumori di proposito e sempre dalle 22 in poi (22:14 per l’esattezza, ci si può rimettere l’orologio).
La prima e unica volta che ho chiesto loro di fare piano e rispettare le fasce orarie (era mezzanotte e mezza, svegliata con principio d’infarto dal loro portone sbattuto e i loro schiamazzi e risa), mi sono sentita rispondere (da lui): “Ti dà fastidio il rumore? Insonorizza. Qui non c’è nessun regolamento e io in casa mia faccio quel che voglio. E adesso torna a letto, va’, va’” (con mano sulla spalla per accompagnarmi, sospingendomi, o tentando di farlo: l’ha ritratta quando gliel’ho fissata trucemente).
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