La vecchiaccia oggi è tornata a farsi viva e, questa volta, non era sola, si era portata dietro anche la figlia, probabilmente come rinforzo, testimone o membro ufficiale della commissione comunale per il controllo delle decorazioni natalizie altrui.
Stavo rientrando tranquillamente a casa quando me le sono trovate davanti, non mi hanno salutata, non mi hanno chiesto come stessi e non hanno nemmeno finto quel minimo interesse umano che solitamente precede una lamentela assurda, mi hanno praticamente placcata.
La vecchia si è piazzata davanti a me con quell’espressione severa di chi ha appena scoperto un abuso edilizio, mentre la figlia le stava accanto in silenzio, con l’aria di chi era stata convocata per assistere a un evento di fondamentale importanza.
Il motivo?
Le mie luci di Natale.
Qualche giorno prima avevo chiamato due operai per sistemare le grondaie e, visto che erano già sul tetto, avevo avuto un’idea apparentemente innocente.
«Già che siete lassù, potreste montarmi anche le luci di Natale?»
Gli operai avevano accettato e, nel giro di poco tempo, avevano sistemato tutto, il risultato era persino migliore di quello che avrei potuto ottenere io, niente fili storti, niente prolunghe penzolanti e, soprattutto, nessun rischio di ritrovarmi appesa alla grondaia mentre invocavo aiuto.
Le luci erano semplicemente montate.
Spente.
Non avevo acceso nulla, non c’erano renne luminose, stelle lampeggianti o Babbi Natale visibili dalla Stazione Spaziale Internazionale, soltanto un filo di luci pronto per dicembre.
Eppure qualcuno aveva notato tutto.
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