Qualche mese dopo una delle famiglie lasciò il condominio. L’appartamento rimase vuoto per un breve periodo, poi arrivò una coppia di neosposi che, una volta sistemata, cominciò a utilizzare il parcheggio assegnato alla propria abitazione.
Anche quella volta l’amministratore scese a reclamare quello che definiva il suo posto. Ne nacque una lite furibonda sotto una pioggia torrenziale: lui urlava che ci parcheggiava da quarant’anni, il nuovo condomino rispondeva che il posto risultava nel contratto e per poco non arrivarono alle mani.
Fu durante quella discussione che scoprii finalmente tutta la verità. L’appartamento dell’amministratore non aveva perso un parcheggio per colpa mia e nemmeno per colpa dei nuovi arrivati. Era uno dei soli due appartamenti del palazzo ai quali non era assegnato alcun posto auto.
Per quarant’anni lui aveva parcheggiato negli spazi altrui approfittando del fatto che nessuno li utilizzasse o avesse voglia di affrontarlo. Poi erano arrivati i proprietari legittimi e, nella sua versione, erano diventati tutti ladri: prima io, poi gli sposi e probabilmente chiunque altro avesse osato leggere il proprio contratto. Il suo famoso “posto di sempre”, in realtà, non era mai stato suo.
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L’amico di mio padre aveva chiamato per fare le condoglianze. Quando ha risposto proprio mio…
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