Avevo messo un film sul telefono, ma da mezz’ora stavo seguendo la discussione dei vicini. Del protagonista non avevo capito nemmeno il nome. Della figlia quindicenne, invece, sapevo già che voleva uscire e che sua madre non era d’accordo.
Mi ero sistemata a letto con la borsa dell’acqua calda, felice di essere finalmente sotto le lenzuola. Volevo soltanto guardare qualcosa prima di dormire.
Alle undici sono cominciate le urla.
All’inizio ho continuato a tenere gli occhi sullo schermo, sperando che fosse uno scambio acceso destinato a finire in pochi minuti. Poi ho messo in pausa, perché non riuscivo più a sentire le battute.
“Hai rotto il cazzo! Non è colpa mia se hai una vita amorosa di merda!”
Quindici anni, rivolta alla madre.
Sono rimasta con il telefono in mano a fissare il muro. Non stavo cercando di ascoltare: quella frase mi era arrivata nel letto con una chiarezza che il film, a quel punto, si sognava.
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