La madre rispondeva, poi si è inserito il padre e infine anche l’altra figlia. Ogni intervento sembrava richiederne uno più forte.
Non so come sia cominciata davvero la discussione e non pretendo di capire una famiglia attraverso una parete. So però che, una volta entrati tutti nella conversazione, nessuno sembrava più interessato ad abbassare la voce.
Io ripensavo a come sarebbe andata a casa mia se, a quindici anni, mi fossi rivolta così ai miei genitori. Mi sarebbe arrivata una risposta in dialetto capace di farmi passare la voglia di continuare.
Ma il punto non è nemmeno come decidano di parlarsi loro. È che finisco per sentirli anch’io, parola per parola, mentre vorrei occuparmi della mia serata.
Ho riprovato a far partire il film. Ho alzato un po’ il volume, sono tornata indietro perché avevo perso un passaggio e dopo poco ho rimesso in pausa.
La discussione è andata avanti fino all’una. E non posso nemmeno dire che siano questi i loro orari abituali: a volte cominciano prima, altre volte finiscono dopo.
Anche il pomeriggio capita di sentirli. Non è una singola litigata rimasta impressa, è il modo in cui le loro voci sono diventate una presenza dentro casa mia.
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