Ma la cosa non è tanto questo. Ognuno si veste come vuole, vive come vuole. Il punto è un altro.
È il modo in cui si comportano con noi.
Da quando siamo arrivati, ogni singola volta che li incontriamo facciamo quello che per me è il minimo sindacale: diciamo “Buongiorno” o “Buonasera”. Sempre. Senza eccezioni. Non per educazione forzata, ma perché ci viene naturale.
Loro, invece, niente.
Non è che non rispondono e basta. È proprio un evitare attivo. Lo sguardo che scivola via, come se fossimo trasparenti. Quella cosa precisa, quasi studiata, di chi fa finta di non averti visto pur avendoti davanti.
È lo stesso meccanismo che usi quando incroci qualcuno che conosci ma non vuoi salutare. Solo che qui succede ogni volta.
E col tempo inizi a sentirlo.
All’inizio pensi: vabbè, saranno fatti loro, magari sono distratti, magari sono fatti così. Poi però le cose si ripetono, sempre uguali, sempre con le stesse persone. E allora inizi a farti delle domande.
Perché non è indifferenza generica. È selettiva.
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