Un giorno in particolare mi è rimasto impresso. Una di loro stava scendendo le scale mentre noi salivamo. La incrociamo, la guardiamo, diciamo “Buongiorno” come sempre.
Lei si ferma un attimo con lo sguardo su di noi.
Non risponde.
Fa una faccia schifata. Non esasperata, non teatrale. Peggio: una smorfia breve, trattenuta, ma chiarissima. Di disgusto.
E tira dritto.
In quel momento non c’è stato bisogno di interpretare nulla. Non era più una sensazione vaga, un’impressione. Era evidente.
E la cosa più strana è che non succede nulla di esplicito. Nessuna parola, nessun insulto, niente di diretto. Solo questi micro-atteggiamenti, ripetuti nel tempo, che però parlano chiarissimo.
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