L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

I vicini omofobi

Sono un ragazzo di 24 anni e da circa un anno mi sono trasferito con il mio compagno in un palazzo abitato da condomini piuttosto benestanti. Di quelli con l’androne sempre pulito, le piante curate, il silenzio quasi irreale nei corridoi e quell’aria un po’ “ovattata” che ti fa capire subito di essere finito in un certo tipo di contesto.

All’inizio ero anche un po’ intimorito, lo ammetto. Non tanto per il livello economico, quanto per l’ambiente in sé. Però, con il tempo, mi sono reso conto che la maggior parte delle persone che abitano qui sono tranquille: cordiali, educate, magari un po’ sulle loro, ma comunque gentili. Quelle classiche relazioni da condominio: un saluto, due parole in ascensore, niente di più.

E poi ci sono loro.

Il gruppetto dei “ricconi da catalogo”, quelli vestiti di marca dalla testa ai piedi, con il logo sempre ben in vista, come se fosse una medaglia. Persone che sembrano muoversi nel palazzo come se fosse una passerella privata, con quell’aria studiata di chi vuole farti sapere, anche senza dire nulla, che appartiene a un livello diverso.

Ecco un altro VDI:   Pazzilandia

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