C’è un dettaglio importante: io ho un portico. Bello, ombreggiato, ci mangiamo fuori la sera d’estate, invitiamo amici, ceniamo in pace. O vorremmo cenare in pace.
Perché, puntuale come l’ansia la domenica sera, appena metto il primo piatto in tavola: petardo.
BOOM. Secondo piatto: BOOM. Dolce: BOOMBOOM.
I bambini ridono. Il nonno bestemmia perché si è spaventato (eh sì, pure i suoi petardi lo spaventano).
Io e i miei amici ci guardiamo tipo veterani del Vietnam.
Una sera, esasperata, suono.
Esce la madre, con l’auricolare nell’orecchio e lo sguardo da “ditemelo veloce che ho un vocale da tre minuti”.
Le dico, con la calma di una monaca zen al terzo Campari:
“Senti, capisco i bambini, capisco il nonno, ma potremmo evitare spari e petardi almeno quando abbiamo ospiti? Ceniamo fuori, e ogni volta sembra Capodanno in periferia.”
Lei sorride. Ma è un sorriso finto, di quelli che durano tre secondi e ti lasciano addosso la voglia di urlare.
“Eh ma sa com’è, i bambini si divertono… e poi sono nel loro cortile, mica da voi.”
Annuisco. Ringrazio. E torno in casa a farmi una camomilla col retrogusto di tritolo.
Dopo quella chiacchierata, per un giorno e mezzo, silenzio.
Il nonno era sparito, i bambini pure.
A un certo punto ho creduto che li avessero portati in campeggio o, con un po’ di fortuna, a vivere in Lettonia.
Ma poi, sabato pomeriggio, rieccoli. Il piccolo con una nuova pistola, il grande con una scatola di mini-bombe cinesi che, a detta loro, “si accendono da sole”.
E mentre io cercavo di fare yoga sul prato, mi arriva una raffica di “porco…” e “madonna…” e una pioggia di pallini di gomma che rimbalza sulla recinzione come grandine di guerra.
Pluto si rifugia sotto la sdraio. Io penso seriamente di mettere in vendita la casa. Su Subito. Con la scritta: “Zona tranquilla… ma solo dalle 3 alle 4 del mattino.”
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