L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Le cantine comunicanti

Il momento peggiore arriva una sera, poco dopo le nove. Scendo per prendere una bottiglia e sento qualcosa muoversi dietro lo scaffale. Accendo la luce, mi avvicino alla catena e vedo comparire la testa del vicino attraverso l’apertura.

“Che ci fai qui?”

“Sono nella mia cantina.”

“Anch’io sono nella mia.”

Mentre discutiamo, da dietro il pannello laterale spunta il terzo condomino, attirato dalle voci. Subito dopo arriva anche quello delle patate, convinto che qualcuno stia di nuovo toccando la sua roba.

Ci ritroviamo in quattro, ciascuno nel proprio locale ma tutti visibili attraverso buchi diversi. Sembravamo personaggi sbloccabili di un videogioco ambientato in un bunker.

Dopo quella sera abbiamo preteso un sopralluogo serio. È venuto un tecnico, ha misurato tutto e ha confermato che le divisioni erano state realizzate in epoche diverse senza un criterio comprensibile. Ora stiamo raccogliendo i preventivi per costruire dei muri veri, anche se la discussione su chi debba pagare cosa rischia di durare più dei lavori.

Ecco un altro VDI:   Le parrucchiere

Nel frattempo abbiamo rinforzato i passaggi alla meglio e scritto i nostri nomi sui pannelli, giusto per capire da quale cantina provenga ogni rumore.

Qualche sera fa ho sentito raschiare dietro lo scaffale.

“Chi è?”

Dall’altra parte è arrivata la voce del vicino:

“Tranquillo, sono io. Sto cercando il trapano.”

“È nella mia cantina?”

“Non lo so. A questo punto potrebbe essere in qualunque cantina.”

Il trapano non è ancora saltato fuori. Le patate, invece, adesso vengono tenute in casa.

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