L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Le cantine comunicanti

A quel punto decidiamo di controllare meglio e scopriamo che il buco tra le nostre cantine è soltanto l’inizio. Spostando altri mobili vengono fuori passaggi simili: tavole inchiodate male, pannelli sottili, reti metalliche e vecchi armadi usati come pareti.

Chiamiamo un altro condomino e gli chiediamo di aprire la sua cantina. Dietro una scaffalatura trova un pannello di compensato che si solleva quasi con una mano. Dall’altra parte c’è la cantina del vicino delle gomme.

In pratica almeno tre cantine comunicano tra loro come una specie di escape room costruita da muratori molto stanchi.

Nessuno sa chi abbia realizzato quelle divisioni. Il palazzo è vecchio, gli appartamenti sono passati attraverso eredità e compravendite, e ogni proprietario sostiene di aver trovato la cantina esattamente così. L’amministratore consulta alcune planimetrie, le guarda per dieci minuti e alla fine ammette che non coincidono neppure tra loro.

Nel frattempo comincia la paranoia.

Io metto una catena davanti all’apertura. Il vicino sistema un paletto dietro al mobile. Il terzo condomino piazza una trappola per topi, nonostante gli avessimo spiegato che quei rumori probabilmente non erano mai stati provocati dai topi.

Ecco un altro VDI:   Il pianto che dava fastidio

La trappola, infatti, non cattura nessun animale. Riesce però a chiudersi sul sacchetto di patate che un altro vicino aveva appoggiato troppo vicino al passaggio.

“Chi è entrato nella mia cantina?”

“Nessuno è entrato.”

“E allora perché le mie patate sono finite nella trappola?”

“Perché tecnicamente la trappola potrebbe essere nella tua cantina.”

Quella frase peggiora tutto. Per tre giorni discutiamo su dove finisca una proprietà e cominci l’altra, visto che i muri presenti nelle planimetrie, nella realtà, non esistono.

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