Ho scoperto che il mio vicino poteva entrare nella mia cantina senza usare la porta mentre cercavo una vecchia stufa elettrica che non accendevo da almeno dieci anni.
Qualche settimana fa sono sceso nel seminterrato e ho cominciato a spostare scatoloni, sedie rotte e tutte quelle cose che uno conserva senza sapere perché. La stufa, secondo i miei ricordi, doveva essere dietro uno scaffale appoggiato alla parete di fondo. Lo trascino in avanti e scopro che, dietro, la parete non c’è.
C’è un’apertura larga quasi quanto una finestra, coperta alla meglio con due assi di legno e un pezzo di rete da pollaio. Mi abbasso, punto la torcia del telefono dall’altra parte e vedo un mobile, quattro gomme invernali e alcune bottiglie di vino.
Il problema è che non erano le mie.
Salgo e suono al vicino.
“Senti, lo sai che le nostre cantine comunicano?”
Lui mi guarda come se gli avessi appena detto che condividiamo il bagno.
“In che senso comunicano?”
“Nel senso che dalla mia vedo le tue gomme.”
Scende insieme a me, guarda dentro il buco e riconosce immediatamente la sua roba.
“Ma io lì ho sempre avuto un mobile.”
“Infatti lo vedo benissimo.”
Rimaniamo entrambi piegati davanti all’apertura, senza capire se ridere o preoccuparci. Poi lui si gira e mi dice:
“Allora eri tu.”
“Io cosa?”
“È quasi un anno che sento rumori dietro quel mobile. Pensavo fossero topi.”
“No, probabilmente ero io che cercavo la moka.”
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