In quei giorni era venuto a trovarci mio padre, che si fermava per un paio di settimane. Una mattina siamo usciti tutti insieme per visitare l’isola.
Al ritorno ho notato subito quella strana oscurità. Poi dalla veranda è arrivata una bestemmia di mio marito, pronunciata abbastanza chiaramente da non richiedere traduzioni.
Sono andata a vedere.
Le finestre erano chiuse dai blocchi. Dove prima entravano luce e aria adesso c’era un muro. Era la nostra unica fonte di luce e ricambio d’aria da quel lato, e qualcuno aveva deciso di eliminarla mentre eravamo fuori.
Mio marito è partito verso casa dei vicini senza dire niente. Io gli sono andata dietro, cercando di raggiungerlo prima del campanello.
È per metà sudamericano e per metà pugliese. Quella sera ha affidato la richiesta di spiegazioni soprattutto alla parte pugliese.
La signora, che a quanto pare quella lingua la comprendeva benissimo, ha risposto:
“Dobbiamo costruire una stanza.”
Nel giardino. Davanti alle nostre finestre. Anzi, per cominciare, direttamente sul davanzale.
Sono arrivate telefonate, discussioni e il primo intervento della polizia locale. Secondo quanto abbiamo poi scoperto, gli agenti intervenuti erano parenti dei vicini.
Quella sera ci dissero che potevano farlo.
Io continuavo a guardare i blocchi contro la finestra e a chiedermi come fosse possibile. Ero partita la mattina lasciando una veranda e mi ritrovavo a dover spiegare perché volessi ancora aprirla.
La finestra murata
Lascia una risposta