L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La finestra murata

Siamo usciti la mattina per fare un giro di Lanzarote e siamo tornati nel tardo pomeriggio trovando la casa al buio. Il vicino aveva approfittato della nostra assenza per chiuderci le finestre con i blocchi di calcestruzzo.
 
Era ottobre del 2018 e abitavamo lì da circa un anno. Chiamarla casa richiedeva affetto: pioveva in salotto, c’era muffa e ogni tanto mi sembrava che Geppetto, rispetto a noi, avesse fatto un ottimo investimento immobiliare.
Ma eravamo felici. Stavamo costruendo la nostra vita sull’isola e ci dicevamo che un po’ di gavetta fosse normale. Mettevamo una cosa sotto la goccia, pulivamo e andavamo avanti.
 
Da un lato confinavamo con una casa vuota, dall’altro con un giardino appartenente a una signora anziana che viveva tre case più in là. C’era anche suo figlio.
Con lei avevamo cercato da subito di avere un buon rapporto. Se cucinavo qualcosa di buono, le portavo una porzione. Eravamo disponibili per la spesa, per il cane, per darle una mano. Mio marito l’aveva perfino aiutata durante un incendio provocato dalla sua auto.
 
La difficoltà principale, almeno all’inizio, era capirla. Parlava un dialetto canario strettissimo e io, veneta, alternavo sorrisi e cenni della testa sperando di non aver appena accettato qualcosa di impegnativo.
Sui gatti, però, mi ero assicurata di capire bene.
Uscivano da una finestra della veranda che affacciava sul suo giardino. Le avevo chiesto espressamente se le dessero fastidio, preoccupata che potessero fare danni.
Mi aveva rassicurata: amava i gatti, non aveva un orto e non c’era nessun problema.

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