Il problema è che la chiave, senza la catenella, resta lì appoggiata alla ringhiera in bilico come un funambolo, rischiando di cadere giù dalle scale e scomparire per sempre nel misterioso e oscuro abisso del vano condominiale. E, onestamente, a un certo punto diventa stancante dover correre ogni volta a salvarla dal precipizio.
Così l’altro giorno, vedendo scendere uno di questi vicini — un energumeno tutto convinto — ci siamo fatti coraggio e, con la massima gentilezza, gli abbiamo chiesto se per favore poteva evitare di rompere la catenella. Non serviva farlo. Era lì apposta. Bastava spingere, tirare, usarla.
Semplice, no?
E invece no.
Lui, invece di dire “Ah, scusate, non me n’ero accorto”, decide di prendere l’ascensore solo come pretesto per entrare nella parte del dramma greco: si indigna, si infiamma, si gonfia come se avessimo messo un filo spinato davanti al suo garage.
Davanti a tutta l’eco del pianerottolo urla:
che dovremmo mettere una maniglia all’ascensore (come se fossimo noi i progettisti);
che la catenella è scomoda;
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