L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La bici lucida

Fino a pochi mesi fa, quando incontravo il mio vicino con la bicicletta, parlavamo di percorsi, salite e chilometri. Adesso io faccio fatica persino a salire le scale e lui sembra aver trasformato ogni allenamento in uno spettacolo organizzato apposta davanti alla mia porta.

Ho sempre fatto sport, non a livelli agonistici, ma abbastanza da considerarlo una parte importante della mia vita. Mi allenavo, uscivo, camminavo molto e affrontavo le scale senza pensarci. Ero uno di quelli che, se poteva scegliere tra ascensore e gradini, prendeva i gradini. Non per dimostrare qualcosa, semplicemente perché il mio corpo funzionava e mi piaceva usarlo.

Poi sono arrivati i problemi di salute.

Nel giro di pochi mesi sono passato dall’essere una persona attiva a dover calcolare persino quante volte al giorno uscire di casa. Sono pieno di dolori, deambulo male e ci sono mattine in cui alzarmi dal letto richiede già uno sforzo. Le scale sono diventate la parte peggiore: appoggio una mano al corrimano, porto su una gamba, aspetto che il dolore si calmi e poi provo con l’altra.

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La cosa più difficile non è soltanto stare male, è ricordarsi continuamente di come si stava prima. Vedo le mie scarpe sportive ferme, gli abiti che non uso più e le giornate che si sono ristrette intorno a ciò che riesco ancora a fare. Quando qualcuno mi dice “Devi reagire”, vorrei prestargli il mio corpo per dieci minuti e vedere quanto reagisce lui.

Il mio vicino sa che ho problemi di salute. Non conosce tutti i dettagli, perché non mi piace raccontare la mia situazione a chiunque, ma mi ha visto cambiare. Prima mi incontrava mentre uscivo per allenarmi, adesso mi vede camminare piano, fermarmi sul pianerottolo e aggrapparmi al corrimano.

Da quando sono diventato così, però, lui ha iniziato a parlarmi quasi esclusivamente delle proprie prestazioni sportive.

“Stamattina settanta chilometri.”

“Ah, bene.”

“Con parecchia salita, eh. Non la passeggiatina della domenica.”

Oppure mi mostra l’orologio sportivo, i tempi, il dislivello e le calorie consumate. Io provo a essere educato, perché non penso che una persona debba smettere di vivere o nascondere le proprie soddisfazioni soltanto perché io sto male. Se lui può pedalare, fa bene a farlo.

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Il problema è il modo.

Ogni volta che prepara la bicicletta lo fa davanti al garage comune, pulendola con una cura quasi rituale. La lava, asciuga il telaio, controlla le gomme, ingrassa la catena e prova i freni. Fin qui niente di strano, ma se passo io comincia subito il bollettino sportivo.

“Ieri ho fatto una salita che ammazza.”

“Bravo.”

“Tu ci sei mai stato?”

“Sì, parecchio tempo fa.”

“Eh, adesso non credo riusciresti.”

Non serviva precisarlo, ma lui lo faceva lo stesso.

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