La parte più irritante è la continuità. Se accadesse una volta, per una riparazione urgente, nessuno direbbe nulla. Ma qui parliamo di una presenza quotidiana e di un’area di manovra trasformata stabilmente nel suo spazio di lavoro.
Ogni sera, per rientrare nel box di cui siamo proprietari o affittuari, dobbiamo sperare che il vicino non abbia iniziato un nuovo progetto meccanico. E se lo ha fatto, bisogna aspettare che raccolga moto, motorini, marmitte e attrezzi prima di poter parcheggiare.
Lui, intanto, continua a ciappinare con la serenità di chi considera perfettamente normale occupare uno spazio comune e far pagare agli altri anche la corrente.
Come dicevo, non sarà il peggiore vicino da incubo mai apparso nel gruppo.
Ma ogni giorno, quando rientro e trovo l’ennesimo pezzo di motorino davanti al box, mi chiedo se stia davvero riparando qualcosa.
Perché l’unica cosa che continua a non funzionare è il rispetto per gli altri.
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