Rispetto a molte storie che leggo in questo gruppo, il mio vicino da incubo non è neppure tra i peggiori. Non urla, non minaccia nessuno e non organizza feste notturne. Lui si limita a vivere nel garage e a impedire agli altri di utilizzare il proprio.
I nostri box sono sotterranei e si affacciano su un’area comune destinata alle manovre. Lo spazio non è enorme, quindi dovrebbe rimanere libero per permettere alle auto di entrare e uscire senza difficoltà.
Il vicino, però, lo considera la naturale estensione del suo garage.
A qualsiasi ora del giorno lo si trova lì sotto a “ciappinare”, termine che dalle nostre parti significa più o meno lavorare, trafficare o armeggiare con qualcosa senza che gli altri riescano a capire esattamente quale sia lo scopo finale.
Nel suo caso, l’attività coinvolge quasi sempre qualunque oggetto possieda un motore. Moto, motorini e pezzi di veicoli vengono smontati, spostati e abbandonati temporaneamente nelle aree comuni. A volte compaiono anche marmitte, attrezzi e componenti che rimangono per terra come se il piano dei box fosse diventato un’officina privata.
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