Vivo in campagna, nell’unica abitazione presente nel raggio di cinquecento metri, eppure sono riuscita ad avere un vicino da incubo che abita a venticinque chilometri di distanza.
Intorno alla mia proprietà ci sono terreni appartenenti sia a persone estranee sia ad alcuni parenti. Gli estranei non mi hanno mai creato particolari problemi. Il vicino da incubo, naturalmente, è quello con il quale condivido il sangue.
Non vive nemmeno nel mio paese, quindi per controllarmi deve organizzarsi, prendere la macchina e percorrere appositamente venticinque chilometri. La mia casa è ancora in fase di costruzione e lui si presenta periodicamente per verificare a che punto siano arrivati i lavori.
Non viene per curiosità, per chiedere come proceda il cantiere o per offrire una mano. Arriva, osserva, misura e cerca qualcosa da contestare.
Un muretto alto quaranta centimetri all’interno del mio terreno può diventare motivo di segnalazione. L’arco dell’ingresso che, secondo lui, supera di venti centimetri l’altezza consentita merita una telefonata ai Carabinieri.
In una zona nella quale non c’è praticamente nessun’altra abitazione, io vivo con la sensazione di avere un ispettore personale sempre pronto a comparire.
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