L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il dalmata

La bambina, poverina, inizia a piangere. Non perché odi i cani — anzi, ne abbiamo visti e accarezzati decine — ma perché quando un bestione di 35 chili ti corre incontro abbaiando a due metri dal naso… beh, un minimo di spavento direi che è concesso.

Ed ecco che, come in ogni grande commedia condominiale, arriva lei.
La vicina.
Senza fiato, correndo dietro al cane come se stesse inseguendo il treno della vita.
«Scusa eh! Pensavo non ci fosse nessuno!»

Pensavo non ci fosse nessuno.
In un condominio. Alle cinque del pomeriggio.
Nel piazzale delle auto.
Sì, certo, perché di solito le persone e le macchine scompaiono dopo pranzo come in un film post-apocalittico.

Mi mordo la lingua.
Mi limito a dire, con tono fermo ma civile (che è la versione genitoriale di “sto per esplodere ma sto facendo il bravo davanti a mia figlia”):
— «Guardi, non deve lasciare il cane slegato nelle aree comuni.»

Ecco un altro VDI:   Benvenuti in Germania

Lei, con la calma olimpica di chi non ha colto il concetto di “pericolo” dal 1987, risponde:
— «Povera bestia, tanto non fa niente!»

Classico.
Il “non fa niente” è la versione canina del “ti giuro, guida piano” prima di un incidente.
Ogni volta che qualcuno pronuncia “tanto non fa niente”, un veterinario da qualche parte sospira.

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