Charlie ha cominciato a chiamare anche lui.
Non una volta per poi dirmi che aveva provato. Ha insistito mentre io perdevo le forze, finché durante una delle sue chiamate gli hanno detto che avrebbero mandato un’ambulanza.
Quando sono arrivati ero ormai allo stremo. Mi hanno portato d’urgenza al pronto soccorso.
Da lì ricordo esami, ossigeno, lastre, terapie. Mi hanno chiesto di avvisare qualcuno a casa e spiegare dove fossi.
Secondo quanto mi hanno detto i medici, arrivare quella notte era stato decisivo. Mi hanno fatto capire che, aspettando ancora, avrei rischiato di non superare la mattina successiva.
Ho ripensato a Charlie al telefono, mentre io non riuscivo quasi più a fare niente.
Sono in ospedale da circa cento ore. Sembrano molte di più.
Ieri mi hanno prospettato la possibilità di intubarmi. Poi, nelle ore successive, ho risposto alla terapia abbastanza da riuscire a stare seduto e respirare un po’ meglio.
È da qui che sto scrivendo. Non è ancora finita, ma adesso riesco a mettere insieme queste parole.
Alle 21:38 la vicina ha riacceso l’aspirapolvere. La prima passata era stata alle 12:30, ma…
I vicini della scala accanto litigano anche quando fanno la stessa cosa: stare a casa.…
Alle tre di notte i miei vicini hanno videochiamato un’amica per sapere se si può…
Il primo telo me l’hanno bucato con le sigarette. Il gazebo che ho comprato dopo…
Ieri alle sei del pomeriggio mio figlio rideva e quelle del piano di sotto hanno…
Alle nove del mattino i vicini mi hanno suonato per lamentarsi. Dopo mesi in cui…