Otto giorni fa mi lamentavo perché Charlie non lavava i piatti. Adesso scrivo da un letto d’ospedale e continuo a pensare che, se lui avesse smesso di telefonare, forse non sarei qui a raccontarlo.
Charlie è il mio coinquilino. Quando avevo scritto il primo post ero esasperato dalle cose lasciate da fare in casa e cercavo un modo pacifico per affrontare la situazione.
Vi avevo raccontato quello che mi faceva arrabbiare. Qualcuno lo aveva criticato, io mi ero sfogato e sembrava una delle solite discussioni tra persone che condividono un appartamento.
Meno di ventiquattr’ore dopo ho avuto un forte malore.
Dolori intensi, febbre che continuava a salire, una debolezza che non avevo mai provato così. Ho chiesto aiuto, spiegando che stavo peggiorando, ma dopo un primo intervento sono rimasto a casa.
Ho continuato a chiamare. Cercavo di descrivere quello che sentivo, quanto stessi male. Mi veniva detto di aspettare, di restare lì.
Intanto facevo sempre più fatica anche soltanto a sostenere quelle telefonate.
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