L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

I piatti possono aspettare

Charlie ha cominciato a chiamare anche lui.

Non una volta per poi dirmi che aveva provato. Ha insistito mentre io perdevo le forze, finché durante una delle sue chiamate gli hanno detto che avrebbero mandato un’ambulanza.

Quando sono arrivati ero ormai allo stremo. Mi hanno portato d’urgenza al pronto soccorso.
 
Da lì ricordo esami, ossigeno, lastre, terapie. Mi hanno chiesto di avvisare qualcuno a casa e spiegare dove fossi.

Secondo quanto mi hanno detto i medici, arrivare quella notte era stato decisivo. Mi hanno fatto capire che, aspettando ancora, avrei rischiato di non superare la mattina successiva.

Ho ripensato a Charlie al telefono, mentre io non riuscivo quasi più a fare niente.
 
Sono in ospedale da circa cento ore. Sembrano molte di più.

Ieri mi hanno prospettato la possibilità di intubarmi. Poi, nelle ore successive, ho risposto alla terapia abbastanza da riuscire a stare seduto e respirare un po’ meglio.

È da qui che sto scrivendo. Non è ancora finita, ma adesso riesco a mettere insieme queste parole.

Ecco un altro VDI:   Piove dal terzo

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