L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Salve, vicino

Quando mi sono trasferita, lui mi salutava dalla finestra agitando la mano: “Salve, vicina!”. Adesso, prima di passare sotto quella stessa finestra, guardo se c’è.

L’avevo soprannominato Ned Flanders. All’inizio mi sembrava perfetto.
 
Avevo sempre vissuto in campagna, dove i vicini erano presenze delle quali conoscevo forse il cognome, difficilmente la faccia. Poi mi sono innamorata e mi sono trasferita a più di trecentocinquanta chilometri da casa, in una zona urbana.

Finestre davanti, balconi ai lati, persone da incontrare appena uscita. Per me era tutto nuovo. Mi sono adattata e con diversi vicini ho costruito bei rapporti, soprattutto con un signore anziano con cui ci scambiamo le verdure dell’orto.
 
Lui abitava al terzo piano, nel palazzo di fronte. Trentasei anni, socievole, sempre pronto a salutare. Quando ha preso un cucciolo di pastore tedesco ci fermavamo anche a parlare dei cani.

Voleva farlo giocare con il mio, che ha il temperamento di un cuscino. Non avevo nessun motivo per evitarlo.
 
La prima volta che l’ho sentito urlare era alla finestra, con il cellulare. Non capivo cosa dicesse, ma il tono era tale che io e il vicino anziano ci siamo affacciati preoccupati.

Ecco un altro VDI:   pensavo che i miei coinquilini rientrassero nella categoria “strani e basta”.

Cercavamo di capire se fosse successo qualcosa.

Poi è successo di nuovo. E ancora.

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