Appena la volante è andata via, la vicina ha ricominciato più forte di prima. Tra colpi, urla e battiti di mani ci ha annunciato che, chiamando la polizia, ci eravamo condannati da soli: avrebbe fatto in modo di non farci dormire mai più.
Urlava dall’una. Dopo aver aspettato che si calmasse, abbiamo chiamato i carabinieri. La chiamata è passata alla polizia e alla fine è arrivata una volante.
Sentire gli agenti nel palazzo mi aveva dato sollievo. Pensavo che almeno davanti a loro avrebbe abbassato la voce e che, per una volta, qualcuno avrebbe assistito a quello che succede qui.
Invece ha continuato a urlare anche mentre parlava con loro.
Sosteneva di essere “pazza” e che un giudice le avesse detto che, proprio per questo, poteva gridare quanto voleva. Non so a cosa si riferisse. L’ho sentita ripetere quella spiegazione, aggiungere particolari, insistere sul fatto che nessuno potesse impedirglielo.
Noi aspettavamo di capire cosa sarebbe successo.
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