Non so se capita anche nel vostro condominio.
Da noi c’è questo rituale mattutino, una specie di liturgia che si ripete ogni giorno: le finestre delle scale vengono spalancate da qualcuno — spesso da me — per provare a salvare il genere umano dall’odore che esce dalle fognature. La palazzina è vecchia, parecchio vecchia, di quelle che scricchiolano quando cambia la pressione atmosferica, con i tubi che sembrano usciti da un museo della meccanica industriale del dopoguerra. Risultato: se non apri, in mezz’ora ti ritrovi avvolto in una nuvola di fragranze… diciamo rustiche.
Non lo faccio per diletto, né perché la corrente d’aria mi ispiri poeticamente: lo faccio perché l’alternativa è ritrovarsi in casa un aroma persistente di palude medievale che ti segue ovunque, persino nei sogni.
Eppure, negli ultimi mesi, invece di un “grazie”, mi sono beccato solo discussioni.
Ho scoperto che alcuni vicini — gente che vive apparentemente nel 2025, non nel 1420 — sono restii a lasciare aperto almeno per un’ora.
paolo zuanon
Riunione di condominio?