Anche la sua famiglia è in difficoltà. La madre ha quasi novant’anni e non riesce a gestire la situazione. Lo difende perché è suo figlio e perché è malato, ma vediamo che ne soffre anche lei.
La sorella, che da quanto sappiamo ha un ruolo nella sua tutela, lavora a oltre centocinquanta chilometri. Non può essere presente ogni volta che succede qualcosa.
Non voglio che quest’uomo venga trattato come un mostro. Vorrei che ricevesse un aiuto adeguato, prima che faccia male a qualcuno o si faccia male lui.
Ma avere rispetto per la sua sofferenza non può significare lasciare sua madre da sola a gestirla, né chiedere al vicinato di convivere senza fine con le minacce.
Mi spaventa sentirmi dire, dopo ogni episodio, che per ora non è successo il peggio. È proprio quello che vorremmo evitare.
Conservo il ricordo delle nostre chiacchierate tranquille. La notte, però, quando suona il campanello, prima di tutto controllo che la porta sia chiusa.
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