La vicina del piano di sotto sente la mia sveglia delle sei e viene a lamentarsi. Io sento lei russare tutte le notti, ma finora non sono scesa a chiederle di dormire più piano.
Credo che il problema di questo palazzo sia proprio qui: si sente tutto, però la colpa sembra essere sempre mia.
Sono universitaria e mi alzo presto. Suona la sveglia, mi muovo in camera e comincio la giornata. Capisco che alle sei chi può dormire voglia continuare a farlo, ma non sto facendo ginnastica sopra il suo letto.
Lei, invece, mi fa presente anche i passi.
La sua camera è esattamente sotto la mia e le pareti isolano così poco che io conosco benissimo il suo sonno. Non per questo penso che russi apposta per disturbarmi.
Prima di lei, in quell’appartamento vivevano suo figlio, la compagna e il loro bambino piccolo.
Per quasi due anni ho sentito pianti e risvegli. Era faticoso, ma si trattava di un neonato: non sono andata a pretendere che avesse orari compatibili con i miei esami.
Quando si sono trasferiti e al loro posto è arrivata la nonna, non immaginavo che sarei diventata io il problema acustico del palazzo.
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