Provai nuovamente a spiegarle che ero la nuova inquilina del piano di sopra, che il trasloco era appena terminato e che avevo suonato soltanto perché avevo lasciato la chiave nell’altro mazzo.
A quel punto la furia si spense con la stessa rapidità con cui era comparsa. La signora si presentò formalmente e concluse:
“Va bene, adesso ci siamo conosciute.”
Poi si girò e tornò al piano di sotto, come se quella fosse stata una normale procedura di identificazione tra condomini.
Io rimasi sulla porta cercando di capire che cosa fosse appena successo. Il giorno prima ci eravamo salutate, al citofono le avevo ricordato chi ero e lei mi aveva aperto. Dieci minuti dopo era salita a domandarmi perché avessi osato suonarle senza conoscerla.
Ero nel nuovo appartamento da sette ore e avevo già imparato la prima regola del palazzo: per poter conoscere la vicina, prima devi farti aprire il portone dalla vicina che ancora non accetta di conoscerti.
Questo, comunque, è soltanto l’aneddoto più leggero.
Gli altri li racconterò in ordine di gravità.
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