Avevo finito il trasloco da appena sette ore quando la vicina del piano di sotto venne a bussarmi alla porta per chiedermi, urlando, se sapessi chi fosse.
Il giorno precedente ci eravamo già viste. Io ero affacciata al balcone del nuovo appartamento, lei era su quello sotto e avevo cercato di presentarmi almeno in modo informale.
“Buongiorno, signora. Sono appena arrivata, sono la nuova vicina.”
Ci eravamo salutate e la cosa era finita lì. Mi era sembrato un primo incontro assolutamente normale, uno di quelli che durano pochi secondi e che servono almeno a riconoscere la persona che da quel momento abiterà sopra di te.
Il giorno successivo uscii di casa, ma quando tornai mi accorsi di non avere con me la chiave del portone. Era rimasta nell’altro mazzo, dentro l’appartamento.
Pensai immediatamente alla signora del piano di sotto. Ci eravamo viste il giorno prima, sapeva che mi ero appena trasferita e quindi non mi sembrò assurdo citofonarle.
“Buongiorno, signora, scusi il disturbo. Sono la sua vicina di sopra, ci siamo salutate ieri dal balcone. Per cortesia, potrebbe aprirmi il portone? Non ho la chiave.”
Non rispose.
Sentii soltanto il clic dell’apertura.
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