Quando finalmente la situazione si è fermata sembrava fosse passato un tornado.
Bulloni dappertutto.
Merce per terra.
Scaffali storti.
E loro due completamente distrutti.
Ovviamente partono le denunce, le testimonianze, mezzo paese che conferma tutto perché dentro e fuori dal negozio c’era gente.
Io sinceramente pensavo:
“Adesso almeno questo lo portano via.”
O comunque che prendessero dei provvedimenti seri.
Invece oggi torno in ferramenta e trovo una situazione ancora più assurda di quella di ieri.
Loro non sono tornati a casa.
Sono andati a stare dai suoceri.
Per paura.
Perché quell’uomo, nonostante tutto, è libero.
Può girare tranquillamente.
Può tornare a casa sua.
Può passare davanti al negozio.
Loro invece no.
E questa cosa mi ha fatto venire una rabbia che non riesco nemmeno a spiegare bene.
Perché già subire una roba del genere davanti a tutti è umiliante.
Ma poi dover pure lasciare casa tua mentre chi ti ha aggredito continua la sua vita normalmente… sembra una barzelletta cattiva.
La moglie parlava pianissimo oggi.
Si guardava continuamente intorno.
Il marito cercava di fare quello forte, quello che minimizza, ma aveva una faccia che diceva tutto.
E la cosa assurda è che continuavano quasi a giustificarlo.
“Magari aveva dei problemi.”
“Forse è stressato.”
Stressato?
Uno che entra in un negozio e devasta tutto perché sente una pompa dell’acqua non è stressato.
È pericoloso.
L’aggressore
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