A 18 anni comprai un microappartamento in una vecchia palazzina grazie a una somma ricevuta in eredità e ci andai subito a vivere nei mesi precedenti all’università.
Premessa importante: sono sempre stata una persona noiosa. Niente discoteche, niente feste, niente musica alta e, all’epoca, ero già fidanzata con quello che sarebbe stato il mio compagno per i successivi cinque anni.
Le pareti della palazzina erano sottilissime e, dopo qualche anno, nell’appartamento accanto al mio arrivò un’infermiera che, probabilmente a causa della mia giovane età, decise immediatamente che sarei diventata il capro espiatorio di qualsiasi problema.
Non le andava bene nemmeno che guardassi la televisione la domenica pomeriggio, tenuta a un volume talmente basso che nessun altro condomino se ne lamentava. A suo dire la disturbavo mentre riposava dopo i turni in ospedale e, soprattutto, la distraevo durante le sue meditazioni.
Meditazioni che consistevano nel ricevere ogni settimana gruppi di persone che trascorrevano ore tra nenie, canti e strani rumori di sottofondo che, una volta ascoltati, ti rimanevano in testa per mezza giornata.
Ma siccome erano negli orari consentiti, non le dissi mai nulla.
Lascia una risposta