Mi sono trasferita da poco più di un mese in una casa nuova.
Da un condominio normale, con scale anonime e porta blindata uguale a tutte le altre, sono approdata in una corte: un microcosmo a sé stante.
Una specie di villaggio, con venti–venticinque famiglie, ognuna con il proprio giardino, le proprie abitudini, le proprie stranezze.
Un mondo nuovo, potenzialmente tranquillo… potenzialmente, appunto.
Ho un cane, come metà delle persone qui dentro.
E non è un problema, anzi: passeggiate, saluti tra proprietari, giardini pieni di annusate e giochi.
Almeno sulla carta.
Il problema è che qualcuno, in questa corte, ha deciso che il posto migliore per far urinare il proprio cane… è la mia porta.
Non il mio cancello, non il mio vialetto.
La mia porta d’ingresso.
Il mio “Benvenuti a casa”.
Il mio tappeto nuovo, messo lì un mese fa esatto.
Ogni volta che apro, mi arriva quella zaffata caratteristica.
E ogni volta il mio cane impazzisce di curiosità, come se la porta fosse improvvisamente diventata un forum di messaggi olfattivi lasciati da Dio sa chi.
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