Al piano di sotto, invece, vivono due vecchi da incubo con il figlio cinquantenne. Lui è mezzo sordo e lei, per riuscire a comunicare, urla dalla mattina alla sera. Le loro conversazioni attraversano muri e pavimenti senza incontrare ostacoli, però se mio figlio nel pomeriggio produce un rumore appena percettibile, la signora comincia immediatamente a battere con la scopa sul soffitto.
In questa casa tutti possono urlare, sfondare portoni, occupare gli spazi comuni e accumulare spazzatura. Mio figlio, invece, deve muoversi come un artificiere durante il disinnesco di una bomba.
Per questo, ormai da mesi, controllo continuamente gli annunci immobiliari sperando di trovare qualcosa che ci permetta di andare via. Poi, circa un mese fa, è comparsa proprio la loro casa.
Ho esultato. Ho immaginato il portoncino chiuso, il pianerottolo libero, la lavatrice sparita e finalmente un nome leggibile sul campanello dei futuri proprietari. Durante la prima settimana si sono presentate alcune persone per visitare l’immobile e io ho cominciato a credere davvero che la liberazione fosse vicina.
Poi più nulla.
L’annuncio è ancora online, ma non si vede più nessuno. Adesso temo che abbiano cambiato idea o che abbiano messo la casa in vendita soltanto per farmi assaporare una felicità che non avevano alcuna intenzione di concedermi.
D’altronde era già successo l’anno scorso: gli inquilini del seminterrato avevano scritto in un gruppo Facebook locale che stavano cercando un appartamento in affitto. Avevo festeggiato anche allora.
Sono ancora tutti lì.
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