In quei momenti potrei dirgli che la mia automobile funziona a plutonio ossigenato, raggiunge Marte in venti minuti e prepara anche il caffè, ma lui non mi sentirebbe. È troppo impegnato a raccontarmi ogni funzione della sua carretta, sapendo che, esauriti i trenta secondi di attenzione che gli concedo, non avrà un’altra occasione per parlarmi almeno per i successivi venticinque anni.
Oltre a questa passione per la tecnologia, il vicino ha anche qualche problema di udito. Come spesso accade, non sentendo bene finisce per parlare a un volume sproporzionato. A questo bisogna aggiungere un alito talmente aggressivo che potrebbe essere studiato dagli scienziati come repellente naturale.
Ora prendete tutte queste caratteristiche e aggiungete l’ultimo acquisto: Alexa.
Il vicino tecnologico si è portato in casa l’assistente vocale, ma evidentemente non ha ancora capito cosa farci. Secondo me Alexa si è impostata da sola sulla modalità “non disturbare”, nel disperato tentativo di proteggersi.
La loro giornata comincia così:
“Alex… Alessia… Alisia… Alexia… Arisa… Al… Come cazzo si chiama?”
Quest’ultima domanda è rivolta alla moglie, che evidentemente svolge il ruolo di assistenza tecnica.
Finalmente lui trova il coraggio:
“Alexa… cosa ti posso chiedere?”
“Vuoi che ti racconti una storia?”
A quel punto cala il silenzio. Forse non l’ha sentita, oppure è rimasto sconvolto dal fatto che questa sconosciuta si sia già presa tanta confidenza.
Lascia una risposta