Lui resta lì, sorpreso, poi — miracolo nel miracolo — si piega, raccoglie la cicca e la butta in un sacchetto.
“C’hai ragione, piccolé… però davero nun m’era caduta, eh, l’avevo proprio buttata.”
Ecco, quella frase mi perseguita da ieri.
Non poteva semplicemente dire “hai ragione, scusa”? No. Doveva precisare che l’aveva buttata di proposito, come se ci tenesse a rivendicare la piena responsabilità del suo gesto idiota.
Una specie di orgoglio da incivile consapevole.
Io ancora mi chiedo: ma cosa c’è nella testa di certa gente?
Forse credeva che ammettendo l’intenzionalità fosse un atto di sincerità, una redenzione morale.
O forse, semplicemente, era troppo tardi: il cervello l’aveva buttato in acqua pure lui.
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