Lui resta lì, sorpreso, poi — miracolo nel miracolo — si piega, raccoglie la cicca e la butta in un sacchetto.

“C’hai ragione, piccolé… però davero nun m’era caduta, eh, l’avevo proprio buttata.”

Ecco, quella frase mi perseguita da ieri.
Non poteva semplicemente dire “hai ragione, scusa”? No. Doveva precisare che l’aveva buttata di proposito, come se ci tenesse a rivendicare la piena responsabilità del suo gesto idiota.
Una specie di orgoglio da incivile consapevole.

Io ancora mi chiedo: ma cosa c’è nella testa di certa gente?
Forse credeva che ammettendo l’intenzionalità fosse un atto di sincerità, una redenzione morale.
O forse, semplicemente, era troppo tardi: il cervello l’aveva buttato in acqua pure lui.

Page: 1 2 3

Leggi l'articolo completo
Luca

Share
Published by
Luca

Recent Posts

Il permesso di urlare

Appena la volante è andata via, la vicina ha ricominciato più forte di prima. Tra…

57 anni ago

I piatti possono aspettare

Otto giorni fa mi lamentavo perché Charlie non lavava i piatti. Adesso scrivo da un…

57 anni ago

Salve, vicino

Quando mi sono trasferita, lui mi salutava dalla finestra agitando la mano: "Salve, vicina!". Adesso,…

57 anni ago

La seconda passata

Alle 21:38 la vicina ha riacceso l’aspirapolvere. La prima passata era stata alle 12:30, ma…

57 anni ago

Spettatore non pagante

I vicini della scala accanto litigano anche quando fanno la stessa cosa: stare a casa.…

57 anni ago

Il più quattro

Alle tre di notte i miei vicini hanno videochiamato un’amica per sapere se si può…

57 anni ago