Un allarme, una sigaretta e mezzo quartiere affacciato
Quando hai montato l’antifurto alla macchina da appena dieci giorni, qualsiasi allarme suoni nel raggio di un chilometro è automaticamente il tuo. Ieri sera, verso le dieci, ne è partito uno di quelli che non mollano, e dopo cinque minuti buoni io e il mio compagno avevamo già processato la centralina, l’installatore e il gatto del condominio, che secondo lui ci salta sempre sul cofano.
Alla fine è sceso a controllare, in tuta e con le chiavi in mano come se dovesse disinnescare una bomba. Io sono uscita sul balcone con la scusa della sigaretta, in realtà per vedere se tornava su con la faccia del colpevole. Lì ho scoperto che il quartiere intero aveva avuto la mia stessa idea: gente affacciata in pigiama, uno che faceva luce col telefono sulle macchine, una signora al terzo piano che chiedeva a voce alta di chi fosse quel cagacazzi. Comunque non era la nostra: il mio compagno me l’ha fatto capire dal parcheggio, allargando le braccia.
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