L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Silenzio al piano di sopra

Aggiornamento dalla guerra del condominio

Sono tre settimane che dormo. Lo scrivo così, senza giri di parole, perché per mesi ho avuto il terrore anche solo di pensarlo, figurarsi dirlo ad alta voce.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti: il bambino dei vicini, che con affetto ho ribattezzato il piccolo figlio di Satana, aveva deciso che la notte era il momento ideale per correre, saltare e rompere le palle a tutto il palazzo. Mezzanotte, l’una, a volte anche dopo. Io di qua, col cuscino sulla testa e la sveglia puntata alle sei e mezza.

Prima di tutto, grazie. I vostri consigli li ho letti tutti, anche quelli delle mamme che mi davano dell’insensibile, e alla fine ne ho seguiti un paio. Il primo è stato andare a parlare con la madre, cosa che è andata più o meno come vi aspettate. Le ho spiegato con calma che lavoro, che non dormo da settimane, che a mezzanotte un bambino dovrebbe essere a letto e non a fare il salto in lungo sul pavimento. Lei mi ha ascoltata con la porta socchiusa e poi mi ha risposto: “È un bambino, cosa devo fare, legarlo al letto?” Le ho detto che legarlo no, ma metterlo a letto sì. Lei ha chiuso la porta. Non sbattuta, eh. Chiusa con quella lentezza che fa più male.

Ecco un altro VDI:   Il prete rumoroso

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