L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il posto ereditario

Poco dopo intervenne anche sua moglie, spiegando che ero pazza e maleducata. Secondo lei, per correttezza non avrei mai dovuto permettermi di parcheggiare lì.

La correttezza, nel loro regolamento personale, consisteva nel lasciare sempre libero un posto pubblico nel caso in cui il marito decidesse di usarlo. Io avrei dovuto conoscere questa norma senza che nessuno me l’avesse comunicata e rispettarla soltanto perché loro abitavano nel condominio da sette anni più di noi.

A quel punto avevo davanti due possibilità: continuare una discussione destinata a non finire oppure scendere e spostare la macchina.

Ero talmente furiosa che sapevo che, se fossi rimasta ancora ad ascoltarli, avrei finito per peggiorare la situazione. Così scesi in ciabatte, con l’accappatoio sotto il cappotto e i capelli ancora bagnati. Salii in auto e la spostai.

Non perché avessero ragione, ma perché non avevo più la forza di discutere con due persone convinte di aver ereditato un parcheggio pubblico per anzianità di servizio.

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Il vicino mise immediatamente la sua macchina in quel punto. Nessuna emergenza, nessun carico da scaricare e nessuna difficoltà particolare: voleva soltanto vedere il suo posto nuovamente occupato dall’automobile corretta.

Io tornai di sopra e trovai la vasca ormai vuota e l’acqua fredda rimasta sul fondo. Il mio raro pomeriggio rilassante era durato meno della loro rivendicazione territoriale.

Da quel giorno, quando vedo libero quel parcheggio, evito di metterci la macchina. So benissimo che non appartiene a loro, ma so anche che una battaglia quotidiana con gente del genere finirebbe per costarmi molto più di qualche metro a piedi.

Loro probabilmente sono convinti di avermi insegnato le regole del condominio.

Io ho imparato soltanto che, in certi palazzi, dopo dieci anni non diventi proprietario di casa.

Diventi proprietario della strada, del marciapiede e, se nessuno ti ferma, anche delle ciabatte della vicina scesa a spostare l’auto.

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