L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Quelli del piano sopra

Sono disoccupata da appena una settimana e ho già imparato una cosa: i miei vicini del piano di sopra seguono un programma quotidiano molto preciso, soltanto che al posto degli orari hanno le urla.

La giornata comincia alle sei del mattino, quando la bambina più piccola si mette a saltare sul letto chiamando la madre, che evidentemente si trova in un’altra stanza. Continua senza fermarsi finché lei non arriva, ma a quel punto si sveglia la sorella leggermente più grande, che comincia a piangere perché non riesce più a dormire.

Alle sette arriva il momento di andare a scuola e, per qualche minuto, il soffitto smette di tremare. È una pace breve, perché appena le bambine escono il padre accende la musica per pulire casa.

Le pulizie durano fino alle otto o alle nove, con mobili trascinati, passi pesanti e un accompagnamento musicale degno di una palestra. Non so che dimensioni abbia il loro appartamento, ma dai tempi necessari per sistemarlo sembrerebbe una villa con almeno tre piani e una dépendance.

Ecco un altro VDI:   I vicini precisini per modo di dire

Quando finalmente spegne la musica, inizia il giro delle telefonate. Non posso dimostrare che chiami tutti i numeri della rubrica, ma dopo una settimana trascorsa ad ascoltarlo ho la ragionevole certezza che non ne salti molti. Tiene la finestra aperta e parla con un tono da Pavarotti, quindi ormai conosco pezzi della sua vita, dei suoi parenti e probabilmente anche di persone che non incontrerò mai.

Tra le dieci e mezzogiorno comincia il via vai sulle scale. Arriva gente, qualcuno riparte e qualcun altro sale. Non so se vengano a trovarlo, a mangiare o a organizzare un rave mattutino, so soltanto che la porta delle scale viene sbattuta ogni volta con una violenza inspiegabile, nonostante basterebbe accompagnarla per chiuderla.

A mezzogiorno ho già ascoltato salti, pianti, musica, pulizie, telefonate e porte sbattute.

E la famiglia non è ancora rientrata al completo.

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