L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il giardino occupato

La coppia che vive sopra di me ha una vita sentimentale molto intensa e, soprattutto, un bisogno inspiegabile di condividerla con tutto il condominio.

La prima volta è successo verso le sette del mattino. Ero rientrato da un turno serale, dormivo da poche ore e sono stato svegliato da una serie di rumori provenienti dalla loro camera. All’inizio pensavo stessero spostando un mobile, poi sono cominciate le urla e il dubbio è passato.

Non erano semplici rumori inevitabili di una casa poco isolata. Lei gridava come se dovesse essere sentita dal parcheggio e lui non sembrava intenzionato a invitarla alla discrezione. Il letto sbatteva contro la parete a intervalli regolari e il lampadario della mia camera vibrava leggermente.

Sono rimasto sdraiato con il cuscino sulla testa, indeciso se ridere o bestemmiare. Dopo una ventina di minuti è tornato il silenzio. Mi sono riaddormentato e alle otto è uscito il cane.

La seconda volta è accaduto dopo pranzo. Stavo guardando la televisione in soggiorno quando sopra è iniziata un’altra rappresentazione completa. Ho alzato il volume, ma più alzavo il televisore e più loro sembravano considerarlo una sfida.

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Il vicino dell’altro appartamento al piano terra mi ha scritto:

“Ma li senti anche tu?”

Gli ho risposto:

“Credo li sentano pure nel condominio accanto.”

Dopo qualche minuto ha mandato soltanto l’emoji delle cuffie.

Per un po’ ho evitato di dire qualcosa. Non è semplice fermare una persona sulle scale e comunicarle che conosci ormai nel dettaglio gli orari della sua vita sessuale. Mi sembrava una conversazione destinata a essere imbarazzante per tutti, anche se loro non mostravano alcuna particolare vergogna.

Un sabato mattina, però, hanno cominciato poco dopo le nove e sono andati avanti abbastanza da svegliarmi nel mio unico giorno libero. Ho aspettato che finissero, sono salito e ho suonato.

Ha aperto lui, in pantaloncini e senza maglietta.

“Dimmi.”

“Guarda, è una cosa un po’ imbarazzante, ma dal mio appartamento si sente praticamente tutto.”

“Tutto cosa?”

Mi ha fissato con una faccia così seria che per un momento ho pensato di dovergli fare un disegno.

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“Quello che stavate facendo fino a cinque minuti fa.”

Lui ha sorriso.

“Ah. Be’, siamo in casa nostra.”

“Lo so, ma urlate parecchio e il letto sbatte contro il muro. Io sotto stavo dormendo.”

“Non è mica notte.”

“Lavoro su turni. A volte dormo al mattino, altre dopo pranzo.”

“Non possiamo conoscere i tuoi orari.”

“Non ve lo sto chiedendo. Vi sto chiedendo di abbassare un po’ la voce e magari staccare il letto dalla parete.”

A quel punto è comparsa anche lei, avvolta in una vestaglia. Quando ha capito il motivo della conversazione, anziché imbarazzarsi si è messa a ridere.

“Amore, ci sentono.”

“Pare di sì.”

“Che figura.”

Lo diceva continuando a ridere, quindi non sembrava particolarmente sconvolta.

Ho provato a restare serio.

“Non voglio farne una questione condominiale. Basta solo un po’ di attenzione.”

Lei ha risposto:

“Metti i tappi.”

La stessa filosofia del cane: loro creavano il problema e io dovevo comprare l’attrezzatura.

Sono tornato giù pensando che almeno, dopo quella conversazione, avrebbero moderato i rumori. Per quattro o cinque giorni non ho sentito nulla e ho creduto che il messaggio fosse arrivato. Poi, il venerdì successivo, hanno ricominciato alle due del pomeriggio.

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Questa volta le urla erano persino più forti. Non so se fosse una mia impressione, ma a un certo punto mi è sembrato che lei si fosse spostata proprio nella stanza sopra il mio soggiorno, seguendomi come il cane in giardino.

Ho acceso la cappa della cucina, il televisore e perfino l’aspirapolvere. Il vicino mi ha scritto di nuovo:

“Stanno ristrutturando?”

“Pare senza muratori.”

È finita dopo mezz’ora. Poco più tardi la vicina è scesa con il cane e, vedendomi davanti alla porta, mi ha salutato con un sorriso enorme.

“Hai dormito bene?”

Lì ho capito che non si trattava più soltanto di disattenzione. Mi stava provocando.

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