L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il giardino occupato

Da quel momento i due problemi hanno cominciato a sovrapporsi. Quando ero a casa al mattino venivo svegliato da loro, poco dopo usciva il cane e trovavo il giardino devastato. Se rientravo nel pomeriggio, mi aspettavano la pipì davanti alla finestra e il secondo spettacolo della giornata.

Un lunedì ho trovato il cane intento a scavare dentro una fioriera che avevo appena sistemato. Ho cercato di allontanarlo senza spaventarlo e ho chiamato la proprietaria dal cortile.

“Puoi scendere a prenderlo?”

Lei si è affacciata dalla finestra.

“Chiamalo, viene su.”

“Non viene su. Sta scavando nei miei fiori.”

“Non sono tuoi, il giardino è comune.”

“I fiori li ho comprati io.”

“Allora mettili sul balcone.”

“Abito al piano terra, non ho un balcone.”

Ha sbuffato, è scesa in vestaglia e ha preso il cane. Prima di rientrare ha guardato la terra sparsa e mi ha detto:

“Comunque non ha fatto niente di grave.”

“Per te non è mai grave niente, perché pulisco sempre io.”

“Sei diventato ossessionato.”

“Dal cane o dalle vostre urla?”

Ha smesso di sorridere.

“Quello che facciamo in casa nostra non ti riguarda.”

“Mi riguarda nel momento in cui riesco a sentirlo meglio della mia televisione.”

Ha iniziato a dire che li spiavo e che mi interessavo troppo alla loro vita privata. Le ho ricordato che non avevo mai appoggiato un bicchiere al soffitto: erano loro a rendere pubblica ogni attività.

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Quella sera ha scritto nella chat del condominio che qualcuno stava creando tensioni per “normali rumori della vita quotidiana” e che il cane aveva diritto a utilizzare gli spazi comuni. Non mi ha nominato, ma eravamo quattro famiglie e non serviva Sherlock Holmes.

Il vicino del primo piano ha risposto che il cane poteva usare il giardino, purché fosse accompagnato e non sporcasse nelle zone curate dagli altri. Quello accanto a me ha aggiunto:

“E magari anche le persone potrebbero usare gli spazi privati ricordandosi che i soffitti non sono insonorizzati.”

Per dieci minuti nessuno ha scritto più nulla. Poi il compagno della vicina ha mandato:

“Se avete problemi venite a dirceli in faccia.”

Gli ho risposto che ero già salito a parlargli. Ha visualizzato e non ha replicato.

La settimana seguente abbiamo fatto una piccola riunione con l’amministratore. La vicina ha sostenuto che io odiassi il cane e volessi appropriarmi di una parte del giardino comune. Ho mostrato le fotografie delle buche, dei vasi rovesciati e delle chiazze davanti alle mie finestre.

“Non voglio appropriarmi di niente”, ho detto. “Voglio solo che non lo lasciate uscire senza controllarlo.”

“Non posso seguirlo con la paletta ogni secondo.”

L’amministratore le ha risposto:

“In uno spazio condominiale, in realtà, dovrebbe farlo.”

Sul tema degli altri rumori nessuno voleva entrare nei dettagli. L’amministratore ha parlato genericamente di rispetto degli orari e di comportamenti che non disturbassero gli altri appartamenti. Lei ha incrociato le braccia.

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“Quindi adesso dobbiamo chiedere il permesso anche per fare l’amore?”

Il vicino accanto a me ha risposto prima che potessi farlo io:

“No, però non serve invitare tutto il condominio.”

La riunione è finita con lei furiosa e il compagno che continuava a ripetere che eravamo invidiosi. Invidiosi di cosa non l’ha spiegato.

Per qualche giorno, sorprendentemente, il cane è uscito al guinzaglio e sopra di me non si è sentito quasi nulla. Ho rimesso a posto le fioriere, ripulito le piastrelle e comprato un piccolo separatore basso per proteggere almeno le piante. Sembrava che la situazione si fosse finalmente calmata.

Poi, una domenica mattina, sono stato svegliato dalle solite urla. Ho guardato l’orologio: erano le sette e venti. Poco dopo il letto ha cominciato a sbattere contro la parete.

Non ho bussato al soffitto e non sono salito. Ho acceso la macchina del caffè e ho aspettato. Quando hanno finito, è trascorsa meno di mezz’ora prima che il portone si aprisse e il cane comparisse in giardino da solo.

È corso subito verso la mia zona, ha superato il piccolo separatore e si è fermato davanti alla fioriera nuova. Sono uscito ancora in pigiama, ma stavolta non ho pulito e non ho chiamato nessuno. Ho scattato qualche fotografia e ho mandato tutto all’amministratore.

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Il richiamo scritto è arrivato il giorno successivo: cane accompagnato negli spazi comuni, deiezioni e sporco rimossi immediatamente, rispetto del riposo negli appartamenti vicini. Da allora lei scende quasi sempre con lui, anche se mi guarda come se le avessi fatto condannare il cane ai lavori forzati.

Le esibizioni sopra la mia testa sono diminuite, almeno negli orari peggiori. Ogni tanto si sentono ancora, ma il letto non sbatte più contro la parete. Evidentemente spostarlo era possibile e non richiedeva neppure una delibera condominiale.

La guerra, comunque, non è finita. Ieri mattina la vicina è scesa con il cane, lo ha portato apposta fino al confine della mia parte e ha aspettato che facesse pipì sul separatore.

Mi ha guardato e ha detto:

“Visto? Sono qui a controllarlo.”

Tecnicamente aveva ragione.

Poi, dal piano di sopra, il suo compagno ha aperto la finestra e le ha gridato:

“Amore, quando torni?”

Lei ha alzato la testa.

“Due minuti!”

Io ho preso l’annaffiatoio e ho cominciato a sciacquare il separatore. Alle mie spalle l’ho sentita rientrare di corsa, trascinandosi dietro il cane.

Almeno, questa volta, sapevo già come sarebbe proseguita la mattinata.

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