L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Fumo di ritorno

Ho capito che il signor Ardemagni aveva riacceso il camino quando il bucato appena steso ha cominciato a profumare come una baita andata a fuoco.

Abito accanto a lui da diversi anni e ormai conosco le sue abitudini, ma quella del camino resta la più difficile da spiegare. Il signor Ardemagni lo accende in piena estate, anche con trenta gradi fuori, senza cuocere nulla e senza avere freddo. Lo accende perché, parole sue, “il fuoco fa compagnia”.

La prima volta pensai stesse bruciando qualche ramo dopo aver sistemato il giardino. Era giugno, avevo tutte le finestre aperte e in pochi minuti il soggiorno si riempì di un odore pesante, un misto di castagna bruciata, cenere e lana infeltrita. Chiusi tutto, aspettai che passasse e non dissi niente.

Il giorno dopo successe di nuovo. E quello dopo ancora.

Il fumo usciva dal suo comignolo, il vento lo spingeva verso casa mia e lui trovava sempre un modo per entrare. Dalla finestra della cucina, dalle prese d’aria, perfino dal bagno. Se lasciavo aperto, arrivava la zaffata. Se chiudevo, dopo mezz’ora in casa sembrava di essere dentro un involtino al cartoccio.

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Cominciai a controllare il tetto del vicino ogni volta che sentivo odore di cenere. Vedevo il filo di fumo salire dal comignolo e poi piegarsi esattamente verso di me, con una precisione quasi personale.

Una sera lo incontrai davanti al cancello.

“Mi scusi, ha il camino acceso?”

“Sì.”

“Il fumo mi sta entrando tutto in casa.”

Lui guardò il cielo, poi il mio tetto.

“È legna secca.”

“Non ho detto che è bagnata. Ho detto che il fumo entra in casa.”

“La legna secca non fa fumo cattivo.”

Non sapevo esistesse il fumo buono. Evidentemente quello che mi faceva bruciare gli occhi e mi costringeva a rilavare le tende era una varietà pregiata.

“Gentilmente, potrebbe evitare di accenderlo quando fa così caldo e il vento tira dalla mia parte?”

“Il camino è a norma.”

“Non sto discutendo il camino. Sto dicendo che non riesco ad aprire una finestra.”

Lui scrollò le spalle.

“Io non sento niente.”

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Certo che non sentiva niente. Il fumo partiva da casa sua e arrivava nella mia.

Durante quell’estate provai ogni soluzione che non prevedesse una guerra. Spostai lo stendino, chiusi la finestra della cucina e aprii quella della camera, poi feci il contrario. Comprai un purificatore d’aria che, appena il signor Ardemagni accendeva, passava dal verde al rosso come se avesse individuato un attacco chimico. Lavai due volte le tende del soggiorno e smisi di lasciare i cuscini sulle sedie all’esterno.

La cosa peggiore erano le notti. Dopo il tramonto la temperatura scendeva appena e avrei voluto far entrare un po’ d’aria, ma proprio allora lui accendeva il camino “per creare atmosfera”. Così mi ritrovavo a scegliere tra il caldo e l’affumicatura.

A settembre smise e decisi di lasciar perdere. Mi convinsi che l’anno successivo avrebbe avuto un’altra passione. Il barbecue, il giardinaggio, la numismatica. Qualsiasi cosa che non producesse fumo.

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