L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’infame

Intorno al mio fabbricato la situazione parcheggi è quella classica: tante auto, pochissimi posti, e un’eterna lotta silenziosa fatta di sguardi storti, manovre millimetriche e speranze riposte nel “magari qualcuno è uscito”.

Quando tutti gli spazi disponibili sono occupati, capita che si parcheggi in un tratto di strada privata condominiale che gira intorno al fabbricato e dà accesso ai garage. Parliamo di una stradina lunga una ventina di metri, in leggera pendenza, larga almeno cinque metri, dritta come un fuso, che costeggia il lato corto del palazzo. Talmente larga che due auto affiancate ci passano senza alcun problema, figurarsi una sola parcheggiata a lato.

Una sera, non trovando altro, lascio l’auto proprio lì. Nessun cartello di divieto, nessun intralcio, nessuna uscita bloccata. Tutto regolare.

La mattina dopo scendo e trovo sul parabrezza un biglietto anonimo. Già questo, in un condominio, è sempre un brutto segno. Lo leggo e il tono è subito chiaro:
mi si accusava di essere un incosciente, di aver messo in pericolo la circolazione, e si concludeva con un elegante avvertimento: “la prossima volta verranno avvertiti i vigili urbani”.

Ora, anticipo subito una cosa importante: il vicino infame non è l’autore di questo biglietto. Lo specifico perché la storia altrimenti non rende.

Ecco un altro VDI:   Il vicino gattaro

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