In uno dei primi racconti vi avevo parlato di Don Eladio, il “cucinero” che, per un certo periodo, aveva sconvolto la tranquillità del nostro condominio.
Era lui ad abitare nell’appartamento oggi occupato da Dexter, tapparelle sempre abbassate, luci sempre spente, un’aria inquietante che sembrava ormai una caratteristica fissa di quella casa.
Di notte Eladio urlava, litigava con la fidanzata, ogni tanto si divertiva a lanciare un coltello contro l’anta dell’armadio come fosse una gara di tiro al bersaglio, ma tolti questi piccoli passatempi, era quasi un vicino modello.
La signora del piano di sopra probabilmente non sarebbe d’accordo, ma la storia la racconto io.
Per quanto mi riguarda c’era di molto peggio.
Il vero problema erano gli amici di Don Eladio.
Non abitavano nell’appartamento.
Avevano eletto a loro quartier generale il garage accanto al mio.
Più che un box auto sembrava un centro culturale, una borsa merci, il mercato di Marrakech in versione condominiale.
Dentro si trovava di tutto, biciclette, motorini, piccoli elettrodomestici, televisori, pezzi di mobili, oggetti comparivano e sparivano con una velocità che avrebbe fatto impallidire anche il miglior rigattiere.
Oltre agli oggetti circolavano anche strane erbe aromatiche.
Origano, timo, rosmarino… almeno voglio continuare a convincermi che fossero quelle.
La parte meno poetica era che quel garage veniva usato anche come dormitorio.
E, già che c’erano, pure come bagno.
I più educati centravano almeno il tombino.
Gli altri seguivano un concetto molto personale di scarico fognario.
L’odore era qualcosa che non dimentichi facilmente.
Perfino il sig. Carl Fredricksen, pur di non incontrarli, aveva quasi smesso di frequentare il suo amato garage.
E se conoscete il sig. Carl sapete che questa è una notizia storica.
Lascia una risposta