Il problema è che l’uomo, il festeggiato, si presenta — ma si vede lontano un miglio che vorrebbe essere altrove.
Sta in un angolo, mani in tasca, lo sguardo perso. Gli porgono la torta, una di quelle da supermercato con la scritta “Tanti Auguri!” in glassa blu, e lui appena ne assaggia un pezzetto. Non dice una parola, annuisce, sorride appena, e basta. È chiaramente a disagio, eppure nessuno sembra accorgersene.
Anzi, la signora insiste:
“Ma dai, mettiamo su un po’ di musica! Balliamo!”
Il pover’uomo arrossisce, abbozza un sorriso e mormora qualcosa che nessuno sente.
Tutto il palazzo è lì, per pura cortesia o per paura di essere giudicato “asociale”. Qualcuno finge entusiasmo, altri guardano l’orologio. Lei, la padrona di casa improvvisata, taglia la torta e distribuisce bicchieri di plastica come se stesse offrendo champagne al Ritz.
Persino i regali — due pacchetti comprati al Lidl, a quanto si è poi scoperto — vengono consegnati con grande teatralità.
“Aprili, dai! Così vediamo cosa ti abbiamo preso!”
Dentro: un paio di calzini e una tazza con scritto “Oggi è il tuo giorno!”.
Silenzio. Poi una risata forzata.
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