L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

I parcheggi pubblici che per loro sono proprietà privata

Vivo da più di vent’anni in un cortile della Brianza, una quindicina di famiglie in tutto. Quando sono arrivata erano quasi tutti anziani e, nel tempo, si era creato un equilibrio abbastanza semplice: nel cortile ognuno ha diritto a due posti auto, chi ha più macchine le lascia nei parcheggi pubblici all’esterno.

Il cortile è rettangolare. Io abito sul lato lungo, quello che dà sulla strada, mentre sul lato corto ci sono alcune abitazioni affacciate proprio sui parcheggi esterni. Quei posti sono pubblici, sia chiaro, ma per una quindicina d’anni abbiamo quasi sempre cercato di lasciarli a chi abitava davanti, più per cortesia che per altro.

Cinque anni fa muore l’anziano che abitava in una di quelle case e l’appartamento viene venduto a una famiglia con tre figli.

All’inizio eravamo anche contenti. Nel cortile c’erano già figli e nipoti degli altri residenti e altri bambini significavano semplicemente più vita.

Da noi, tra l’altro, nessuno è mai stato particolarmente fiscale. Io ascolto musica abbastanza alta, gli anziani iniziano a fare vino e salsa alle sei del mattino, qualcuno sistema le macchine, qualcun altro organizza feste. In vent’anni abbiamo sempre convissuto senza grossi problemi.

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Con i nuovi vicini, invece, dopo un primo periodo tranquillo iniziano urla, litigi e scenate, spesso anche con i bambini. Una notte arrivano addirittura a lasciare fuori dalla porta il figlio di tre anni perché piangeva e non voleva dormire.

Poi, improvvisamente, parte la guerra dei parcheggi.

Secondo loro, quelli pubblici sotto le loro finestre appartengono di fatto alla famiglia. Non si sa in base a quale regola, legge o antico diritto feudale, ma da quel momento chiunque parcheggi lì deve prepararsi alla scenata.

Partono discussioni con praticamente tutto il vicinato. In più occasioni il padre arriva anche allo scontro fisico con chi prova a rispondergli.

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