Non so chi sia il vero vicino da incubo in questa storia, se io o il mio vicino, quindi lascio a voi l’ardua sentenza, anche se probabilmente dopo aver trascorso un’intera estate al posto mio, con quel suono piantato nel cervello dalla mattina alla sera, sareste entrati in quel giardino molto prima di me.
La situazione è questa, il giardino del mio vicino si trova direttamente sopra la finestra del mio salone, io vivo in un seminterrato e quindi, soprattutto d’estate, quando tengo aperto per far entrare un po’ d’aria, tutto quello che succede lì sopra arriva direttamente dentro casa mia.
E poi c’è il cane.
Che sia chiaro, il cane non ha nessuna colpa, anzi, mi fa pure tenerezza, il suo padrone lavora tutto il giorno e spesso lo lascia solo, così, forse per compensare la sua assenza, ha pensato bene di riempirgli il giardino di giochini, palline, pupazzetti e soprattutto quei maledetti cosi di gomma che quando vengono morsi emettono un fischio stridulo.
E il cane li adora.
Li ama proprio.
Può passarci le ore.
Immaginate una tranquilla mattina d’estate, siete sul divano, magari state guardando la televisione, leggendo qualcosa o semplicemente cercando di godervi cinque minuti di pace, fuori c’è il sole, entra un filo d’aria dalla finestra e poi comincia.
FIIIIII.
Silenzio.
FIIIFIIIII.
Pausa di tre secondi.
FIIIIIIIIIIIIIIII.
E avanti così, per ore, il cane prende il pupazzetto, lo morde, fischio, lo lascia, lo riprende, altro fischio, lo mastica con maggiore convinzione, concerto completo, poi magari si stanca e tu pensi finalmente, è finita.
No.
Ne prende un altro.
FIIIIIFIIIIIFIIIIIIII.
Dopo un po’ quel suono non lo senti più soltanto con le orecchie, ti entra direttamente nel cervello, cominci a sentirlo anche quando il cane si ferma, sei lì sul divano e ti sembra ancora di percepire un lontano fiiiiifiiii, ormai non sai più se arriva dal giardino o se il tuo sistema nervoso ha semplicemente deciso di riprodurlo autonomamente.
Ho resistito, giuro che ho resistito, perché il cane è solo, perché non è colpa sua, perché sta semplicemente giocando e perché, in fondo, uno cerca sempre di essere civile.
Poi un giorno ho guardato quel pupazzetto.
Lui ha guardato me.
FIIIIIIIIIIIIIIIIIIII.
E qualcosa dentro di me si è rotto.
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